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mana

L’idea nasce dalla riflessione sull’azione ‘DONARE’. Secondo l’antropologo Mauss gli individui delle società primitive erano obbligati a donare. Non era una pratica libera, ma un obbligo sociale, un vincolo comunitario. Lo scopo era prima di tutto morale: i doni non avevano scopi commerciali o di scambio come nelle società successive. Mauss descrive un elemento magico presente negli oggetti donati: è il ‘mana’, la forza magica che padroneggia l’oggetto che si è donato, che spinge inevitabilmente il ricevente a restituire.
L’idea è di rappresentare il dono come qualcosa che si riceve e che si deve restituire: nel caso della donazione del sangue, persino essenziale per la vita della comunità. Ho scelto di raffigurarlo con l’immagine di una piramide umana, dove tutti i componenti donano la propria forza per la stabilità
della forma, senza sapere a chi questa forza aiuterà a salire in cima alla piramide. La scultura si presenta come una forza pulsante; è un gigantesco ‘mana’ composto da vite umane che partecipano alla stabilità e alla riuscita della piramide. Non sono riconoscibili i singoli individui, così
come non è conoscibile l’identità di chi ha donato il sangue da parte di chi riceve. Per questo la materia viene plasmata in una piramide informe, con elementi riconoscibili in un flusso in continuo movimento, come i componenti del sangue.

La immagino in un monumentale marmo bianco di Carrara, a formare un gigantesco totem al centro di una piazza di 1,50/2m di altezza.

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